Francia - Senegal è la gara inaugurale del Mondiale coreano. Ai transalpini campioni in carica l'urna ha assegnato come primi avversari gli esordienti centroafricani guidati dal francese Bruno Metsu, quindi la Danimarca di Morten Olsen e i sudamericani dell'Uruguay, qualificatisi per il rotto della cuffia grazie allo spareggio vinto contro l'Australia. Il selezionatore tecnico francese, Lemerre, deve fare a meno del suo uomo più importante: Zinedine Zidane. L'autentico simbolo del

che giocano nella prima divisione transalpina, una piccola e autentica succursale di colore de"Le championnat" disposta secondo un assetto non a caso molto simile a quello dei 'bleu': un 4-5-1 di partenza, pronto a trasformarsi in un 4-2-1-3 durante la fase offensiva, che ha in Diouf il riferimento offensivo centrale, in Fadiga e Ndiaye quelli esterni e nello statuario Bouba Diop l'lemento pronto ad inserirsi negli spazi creati dai tre. E' una quadra molto elastica quella di Metsu, che non disdegna discreti fondamentali e che fonda gran parte del suo gioco sulle marcature strette (Coly su Henry, Paupa Diop su Trezeguet, Daf su Wiltord, Cissè su Diorkaeff, sapientemente diretti dal libero Diatta), su un'enorme aggressività a centrocampo e sulle successive ripartenze. Più che a calcio, i francesi sembrano giocare una partita a squash. Non hanno però un vero avversario contro cui confrontarsi, se non il 'muro' umano eretto dai senegalesi davanti a Sylva, che respinge con altrettanta violenza e decisione gli affondi transalpini: più Trezeguet e soci si affannano nel tentativo di scardinare la difesa messa su da Metsu e più devono guardarsi le spalle dalla replica africana. Che arriva, sistematicamente, colpo su colpo. E così, dopo un palo colpito dal centravanti juventino (è il 22') una ripartenza dà il là al primo gol del mondiale: il centrocampo senegalese recupera una palla

del campo, mette a centro area. Dopo varie carambole (Desailly, Petit e infine Barthez) la palla giunge al suo compagno di squadra nel Lens, Bouba Diop, che da terra e con la porta spalancata insacca. E' l'1 a 0, al 30' di gioco, che fa esplodere di felicità l'intero terzo continente e che porta sulla terra i campioni del Mondo in carica.Per quanto all'esordio in una competizione così importante, i i senegalesi non tradiscono nessuna emozione. Neanche nella ripresa e con un

vantaggio da gestire.Controllano bene gli attaccanti - diventati nel frattempo quattro con l'ingresso di Dugarry al posto di Djorkaeff - e non buttano mai via il pallone. Alla fine si conteranno una traversa colpita per parte (di Henry e

Fadiga), pochi interventi ma sicuri da parte del portiere africano Sylva e tanti contropiedi con Diouff protagonista. La sua eccellente prestazione gli frutta l'ingaggio da parte del Liverpool, i cui dirigenti ufficializzano l'operazione proprio al termine della partita. Affiancherà così il "Pallone D'Oro" Mark Owen nella Premiership. La vittoria del Senegal di Metsu, unico francese a poter gioire per la sconfitta dei "bleu", è festeggiata in tutto il continente nero, e non solo. A distanza di tre edizione, si è ripetuto così il misfatto ai danni dei Campioni del Mondo in carica da parte di una squadra africana: a Italia '90 fu l'Argentina di Maradona a pagare il peccato di presunzione per aver sottovaluto il Camerun di Omam Biyik e

Roger Milla. Se però i sudamericani riuscirono a rimediare nel prosieguo della competizione, arrivando addirittura alla finale (persa per un contestatissimo rigore, trasformato da Brehme), la Francia subirà l'onta dell'eliminazione al primo turno, maturata in conseguenza anche della sconfitta subita contro la Danimarca (2 a 0, reti di Tomasson e Romenthal) e dell'insignificante pareggio (0 a 0) contro l'Uruguay. Il cammino del Senegal, proseguirà invece sino ai Quarti: dopo aver eliminato agli Ottavi la Svezia grazie a un Golden Gol di Camara, alla squadra di Metsu spetterà la stessa sorte; uscire, cioè, per la stessa infame regola voluta da Blatter, che dopo Camara regalerà i panni del boia al turco Masniz. Il Senegal resterà, in ogni caso, una delle più belle espressioni del Mondiale. Umane, folkloristiche ma anche tecnico-tattiche!

La delusione di Zidane e Trezeguet
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che Fadiga provvede a spedire nella zona di Diouf; il numero 11 africano,con un repentino cambio di passo, evita l'intervento di Leboeuf, s'invola sulla sinistra e giunto sul fondo

imperniato su un tridente offensivo e un tre-quartista collocato alle spalle. ll vice-Zidane Djorkaeff rappresenta così uno dei vertici di quel quadrilatero che ha nelle ali Wiltord e Herny e la punta di diamante Trezeguet gli altri componenti. E che sembra tanto ricordare quello proposto da Del Bosque nel Real Madrid (Zidane sistemato alle spalle del tridente Raul, Figo e Morientes) e prima di lui da Van Gaal nello straordinario Ajax di metà anni novanta. Uno dei primi tecnici del calcio moderno (tutto pressing e repentine verticalizzazioni),l'olandese, a riuscire a far coesistere ben quattro

calcio transalpino, l'elemento più determinante nei successi dei 'bleu' ai precedenti Mondiali di France'98 e agli Europei di Belgio e Olanda del 2000, reduce dal trionfo in Champion's League con il Real Madrid, nella finale contro il Bayer Leverkusen decisa proprio da una sua straordinaria volè (clicca sulla foto per vederla). E' una Francia che parla italo-inglese (la quasi totalità dei convocati hanno militato o militano nei due campionati) quella scelta da Lemerre , che per la 'prima' contro il Senegal decide di affidarsi ad assetto altamente spregiudicato,

attaccanti, Finidi, Kluivert, Overmars e Litmanen, grazie ad una disposizione romboidale e schemi efficaci. A tutela degli equilibri, il tecnico Lemerre sistema due incontristi d' eccezione come Vieira e Petit (facevano coppia fissa anche nell'Arsenal di Wenger, dove Vieira continua a giocare insieme a Wiltord e Herny), davanti ad una difesa 'a quattro', comandata dal portiere Barthez e composta da due esterni rapidi (Thuram e Lizarazu) e da due centrali possenti (Leboeuf e Desailly). Metsu si è convertito all'Islam per amore della moglie, e per quanto calatosi intralmente nella mentalità e nelle tradizioni africano-musulmane (tanto da farsi chiamare Abdu Karim) non sembra essersi dimenticato dei dettami tattici di scuola europea. Oppone così ai suoi connazionali francesi tutti elementi